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La parola all'esperto
Il rischio infettivo nel donatore d'organi
A cura di Prof. Paolo Grossi, Direttore U.O. Malattie infettive e tropicaliLa carenza di donatori d’organo rappresenta un serio problema in tutto il mondo. Nonostante il notevole incremento del numero di donatori registrato nel nostro paese negli ultimi anni, (l’Italia si pone oggi ai primi posti nella graduatoria europea con un tasso di donazioni pari a 21,1 per milione di abitanti e rappresenta il Paese Europeo che ha registrato negli ultimi anni il più elevato tasso di crescita), la possibilità di soddisfare le richieste di trapianto di rene, cuore e polmone rimane ancora insufficiente. L’insufficiente reperimento di donatori, il rapporto rischi/benefici attesi con il trapianto e i tempi di trapianto (ischemia) condizionano modalità e valutazione di idoneità del potenziale donatore. Nonostante questi limiti e pur considerando che nella pratica trapiantologica, anche se viene tenuto un comportamento conforme con l’applicazione delle linee guida, il rischio di trasmissione di patologie sia infettive che neoplastiche è sempre presente; qualsiasi organo prelevato a scopo di trapianto deve avere una qualità accettabile e non deve esporre il ricevente a rischi elevati. Al fine di incrementare il numero di organi disponibili per il trapianto, nel corso degli ultimi anni sono stati prelevati organi da donatori ad “idoneità relativa”, quali donatori con infezione da virus dell’epatite B o C per riceventi che abbiano la medesima infezione e donatori con malattie infettive purchè trattate adeguatamente. Con l’obiettivo di regolamentare tali pratiche, che devono peraltro rientrare solo nell’ambito di specifici protocolli di studio, come sancito dal decreto del Ministero della Salute del 2 agosto, 2002: Disposizioni in materia di criteri e modalità per la certificazione di idoneità degli organi prelevati a scopo di trapianto, sono state redatte a cura del Centro Nazionale Trapianti le linee guida sulla sicurezza del donatore d’organi. Le linee-guida si prefiggono pertanto di definire i livelli di rischio. L’esito di un trapianto da donatore cadavere dipende da molteplici fattori, legati in parte alle condizioni del ricevente ed in parte alle caratteristiche del donatore. Poiché il paziente in attesa per un trapianto può ricevere un organo a rischio aumentato, occorre sottolineare l’importanza consenso informato al momento dell’inserimento in lista, momento questo di riflessione che permette di valutare a freddo tutti gli aspetti del problema, affiancato anche dal proprio medico di fiducia, al fine di permettere alla persona stessa l’acquisizione di maggiore consapevolezza. © 2005 Ospedale di Circolo e Fondazione Macchi
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Questioni etico-deontologiche, medico-giuridiche e sociali
Dal 4 al 11 Maggio 2008 Ministero della Salute
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Attività di donazione e trapianto Anno 2007
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