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Il ruolo dell'infermiere nel percorso donazione-trapianto.
Le diverse modalità di approccio e reazione ad un evento simile hanno bisogno di essere coordinate e guidate. La figura del Caposala, il gruppo di lavoro, il medico, ognuno con le proprie competenze, in un rapporto di collaborazione, di integrazione, di buona relazione, aiuta ad affrontare i dubbi e i dilemmi etici. Un evento di questo genere, comunque, non lascia certamente indifferenti.
Persona di riferimento della situazione è certamente il medico, il quale contatta i familiari e chiede la non-opposizione alla donazione. La figura dell'infermiere in questo particolare momento è importante in quanto da' la possibilità sia agli operatori stessi, sia al familiare, di instaurare una relazione efficace, che diventa fondamentale quale aiuto nelle ultime drammatiche ore in cui il parente sta vicino al proprio congiunto. Inoltre, essere presente al colloquio con i familiari, aiuta gli infermieri ad integrarsi maggiormente nell'equipe, al fine di garantire un'informazione univoca. Per il familiare, anche solo avere altri due occhi su cui poggiare lo sguardo durante un tale colloquio, è di sostegno e conforto. Risulta inoltre più facile affrontare e dare risposta a tutte le domande e le opinioni che i familiari, inevitabilmente, chiedono agli infermieri una volta che il medico si è allontanato. Tale aiuto costituisce parte dell'assistenza infermieristica alla famiglia del donatore, comunque lavorando necessariamente in concomitanza con il medico. Il miglior modo per iniziare consiste nella individuazione dei familiari con i quali parlare e nella comprensione delle informazioni delle quali sono in possesso, circa le condizioni di salute del proprio caro. Accade frequentemente che, sebbene il medico abbia discusso la gravità delle condizioni del paziente, i familiari non abbiano un'idea chiara della morte cerebrale. L'infermiere una volta appreso cosa il medico ha detto loro tornerà a spiegarlo lentamente e utilizzando termini semplici. E' evidente che l'operatore si trova in un contesto molto delicato in cui la famiglia può con difficoltà controllare sentimenti di dolore e talvolta di rabbia anche nei confronti dei sanitari. Ad una prima fase di shock emotivo seguono il pianto, i singhiozzi, le grida di disperazione. L'infermiere dovrà mostrare la sua disponibilità e trovare le parole giuste per accogliere con comprensione e pazienza queste manifestazioni emotive, poiché le fasi descritte devono essere interamente vissute per giungere all'elaborazione del lutto. Una volta arrivato il momento del prelievo d'organi si procede alla preparazione ed al trasferimento del donatore in sala operatoria. Il trasporto in sala operatoria è sempre un momento delicato in quanto la qualità e la funzionalità degli organi possono venire compromesse se non vengono, anche in questa fase, monitorate le funzioni vitali ed in particolare: la pressione arteriosa, la frequenza cardiaca e la saturazione periferica. Dopo aver accertato che l'equipe infermieristica e chirurgica della sala operatoria sia pronta a ricevere il donatore si inizierà a rimuovere le apparecchiature non indispensabili, a collegare il monitor portatile per il controllo dei parametri, a garantire la ventilazione con l'ausilio di un respiratore portatile o di un pallone Ambu e di una bombola di ossigeno. L'equipe infermieristica in sala deve essere professionalmente preparata ed in numero sufficiente a continuare tutta quella serie di prestazioni iniziate in rianimazione che garantiscono il buon esito del prelievo e soprattutto del trapianto. L'attività assistenziale infermieristica in sala operatoria termina con la ricomposizione della salma, che deve essere perfetta, quale riconoscimento e ringraziamento verso una persona che ha donato i propri organi, a favore della vita. © 2005 Ospedale di Circolo e Fondazione Macchi
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EVENTI
21 Aprile 2008
Questioni etico-deontologiche, medico-giuridiche e sociali
Dal 4 al 11 Maggio 2008 Ministero della Salute
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