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Centro Trapianti di reni dell'Ospedale di Circolo di Varese.
Dati di sopravvivenza e funzionalità del trapianto.
La sopravvivenza del paziente sfiora annualmente il 98% a un anno , pur dopo che le indicazioni al trapianto sono state estese anche a pazienti con rischio elevato. La sopravvivenza dell'organo trapiantato, ad un anno, raggiunge l'86%. Se il donatore e il ricevente rientrano in una fascia a rischio normale, la sopravvivenza ad un anno dell'organo prelevato da cadavere supera il 90%. Ormai non vi sono più limiti alla età del donatore e del ricevente, grazie alla possibilità dell'utilizzo di reni "marginali " e della pratica del "doppio trapianto".Risultati simili si ottengono con organi che vengono prelevati da viventi apparentati, con caratteristiche antigeniche simili. Le complicanze mediche.
Ripresa funzionale: terminate le anastomosi vascolari la maggioranza degli organi riprende immediatamente la funzione, ma talora il rene va incontro ad un fenomeno di non funzione iniziale che prende il nome di "necrosi tubulare". Questo fenomeno esprime il possibile danno subito da un organo durante la fase di osservazione del cadavere, del prelievo in sala operatoria e del periodo di conservazione in soluzione fredda. Tale fenomeno è spesso reversibile (il 60% dei reni non funzionanti riprende la funzione entro la prima settimana). Il ritardo della ripresa funzionale non influisce sui risultati a distanza.Rigetto: rappresenta una reazione dell'organismo contro qualcosa che esso non riconosce e non riconoscerà mai come proprio; i tests immunologici eseguiti (tipizzazione HLA) e lo scambio di organi tra i Centri Trapianto del NITp, danno la possibilità di ricevere un organo "compatibile". La totale compatibilità è tuttavia impossibile da realizzarsi, e questo significa che non ci sarà mai la definitiva accettazione del rene da parte dell'organismo. Il rigetto è frequente nella storia di un trapiantato e non è prevedibile dalla tipizzazione; anche reni molto compatibili presentano episodi di rigetto; è curabile nell'80% dei casi con appositi protocolli; la diagnosi di rigetto è clinica, ma soprattutto istologica; di solito per la diagnosi vengono eseguite una o più biopsie renali, in anestesia locale. I rischi della terapia immunosoppressiva.
Tossicità. Ogni farmaco ha una sua tossicità, a volte dipendente dalla dose, a volte imprevedibile; nella maggior parte dei casi l'effetto tossico regredisce con la diminuzione della dose.Aumento della frequenza delle infezioni. Ogni farmaco che abbassi i poteri di difesa immunitaria comporta, come inevitabile conseguenza, un aumento della patologia infettiva; mentre ciò era particolarmente evidente con i vecchi protocolli immunosoppressivi la ricerca scientifica ha attualmente messo a disposizione del medico una serie di farmaci con effetto sempre più selettivo per il rigetto che lasciano poco modificata la capacità di difesa dagli agenti infettivi. Il consiglio che viene dato ai pazienti trapiantati che sviluppino sintomi di possibile origine infettiva (febbre, disturbi urinari, problemi respiratori) è di recarsi rapidamente in Ospedale. Neoplasie. La percentuale di neoplasie nel paziente trapiantato è più alta che nei soggetti normali, questo aumento non è valido però per quei tumori di frequente riscontro nella popolazione cosiddetta sana e che rappresentano in ultima analisi le più frequenti cause di morte per questa malattia, come i tumori del colon, mammella, polmone ecc. I tumori legati allo stato immunitario del soggetto che insorgono più frequentemente sono i linfomi, la malattia di Kaposi e i tumori cutanei. Di solito questi tumori regrediscono con la riduzione o la soppressione della terapia immunosoppressiva e ciò può comportare la perdita del rene. Patologie cardiovascolari. L'aumento dell'incidenza di ipertensione arteriosa, di dislipidemia porta ad un aumento di riscontro di malattie cardio-vascolari. È necessario quindi evitare fattori aggiuntivi di rischio quali un eccessivo aumento di peso e il fumo di sigaretta. © 2005 Ospedale di Circolo e Fondazione Macchi
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